Analisi del modello prestativo
L’obiettivo è quello di creare un percorso nutrizionale per un atleta, al fine di orientare il lavoro nel verso giusto, il primo passo da compiere è quello di comprendere il modello prestativo dello sport praticato dall’atleta.
La comprensione del modello sport specifico, è realizzabile attraverso l’analisi delle richieste energetiche fisiologiche che caratterizzano l’attività motoria in questione.
Nella fattispecie, il calcio è uno sport intermittente, caratterizzato da corse ad alta intensità, intense azioni sport-specifiche che richiedono alti livelli di capacità aerobica. La ricerca del dominio territoriale e l’aumento di competitività è tradotto nella ricerca di performance fisiche sempre più estreme, attraverso la produzione di sprint sempre più frequenti ed intensi. Questa variazione nelle richieste motorie da erogare durante la gara si è tradotta in una progressiva “fenotipizzazione” del calciatore più vicina al mesomorfismo.
altezza 1,70 m; massa 62 kg;
La fatica non è solo muscolare ma nasce nel cervello
L’affaticamento del sistema nervoso riduce la performance anche se i muscoli avrebbero ancora energia da spendere.
Il cervello e il sistema nervoso sono i motori occulti della prestazione. Durante l’attività fisica, il sistema nervoso centrale consuma enormi quantità di energia, il suo ruolo chiave include:
Il costo del pensiero:
Il cervello, pur pesando solo il \(2\%\) del corpo, consuma circa il \(20\%\) dell’energia totale a riposo. Nello sport gestire la tattica e la concentrazione richiede energia extra.
Reclutamento muscolare:
L’impulso elettrico che fa contrarre i muscoli parte dal cervello e viaggia lungo i nervi, un processo che richiede consumo di carburante.
Durante l’attività fisica il sistema nervoso incrementa la richiesta di glucosio, esaurendo la riserva disponibile nel sistema nervoso e obbligando i neuroni ad utilizzare la mielina responsabile della protezione del sistema assonico e di conseguenza a rallentare i segnali neurologici tra neuroni e motoneuroni (sinapsi).
Quando il cervello umano è a corto di energia, potrebbe iniziare a “mangiare” il proprio tessuto per ricavarne carburante.
Vedi ricerche svolte dall’ Università di Roma Tor Vergata e indicizzati su Pub Med
Utilizzando scanner RM sulla struttura cerebrale nell’uomo, abbiamo osservato che il segnale della frazione di acqua mielinica – un indicatore del contenuto di mielina – si riduce significativamente in seguito alla maratona in specifiche regioni cerebrali coinvolte nella coordinazione motoria e nell’integrazione sensoriale ed emotiva, per poi ripristinarsi dopo l’utilizzo dei componenti bioenzimatici della Citozeatec dopo due settimane.
Questi risultati suggeriscono che il contenuto di mielina cerebrale si riduce temporaneamente e reversibilmente a seguito di un esercizio fisico intenso, medesimo risultato ottenuto sui roditori che indicano come i lipidi della mielina possano agire da riserve energetiche gliali in condizioni metaboliche estreme.
Quando il livello di glucosio scende pericolosamente, alcuni neuroni iniziano a consumare la mielina, una guaina composta da lipidi e proteine che avvolge le fibre nervose (figura 1) del cervello per proteggerle. La mielina è essenziale per il funzionamento del sistema nervoso e perdite estese sono associate a varie malattie neurologiche tra cui la Sclerosi Multipla etc.
La mielina aiuta i neuroni a inviare messaggi in modo più efficiente per via assonale e dal periostio.
Il periostio è una membrana connettivale ricca di terminazioni nervose e vasi sanguigni, fondamentale per la nutrizione e la riparazione ossea.
Quando sottoposto a sovraccarico (es. shin splints o periostite tibiale), si infiamma in modo acuto.
I prodotti della linea Citozeatec (come Citozym, Ergozym PLUS, Citovigor), sono al centro di ricerche sull’enzimologia biodinamica che ne evidenziano l’azione antiossidante.
Studi specifici indicano che questi integratori, agendo come vettori energetici, stimolano gli enzimi endogeni, tra cui la catalasi (CAT), la super-ossido-dismutasi (SOD) e il glutatione, riducendo le specie reattive dell’ossigeno (ROS).
Vedi ricerca a cura del Prof. Vittorio Colizzi – Professore ordinario di Immunologia e Patologia generale presso la Facoltà di Scienze MM, FF, NN dell’Università di Roma Tor Vergata.
I meccanismi alla base del potenziale rigenerativo del periostio e le terapie traslazionali, nonché le soluzioni ingegneristiche ispirate alla sua straordinaria capacità rigenerativa, in primo luogo evidenziano lo sviluppo del periostio e il suo ruolo nella riparazione ossea, sottolineando che l’intera popolazione di osteoblasti all’interno del periostio e sulle superfici ossee endostali e trabecolari all’interno del midollo osseo, deriva dal pericondrio embrionale.
Aree di applicazione: Gli approfondimenti scientifici hanno valutato gli effetti di questi prodotti in contesti legati alla protezione cellulare, al bilanciamento del metabolismo lipidico, glucidici, gluconeogenesi e nel supporto agli atleti catabolicamente e anabolicamente.
La versatilità dei componenti contenuti nei prodotti bioenzimatici Citozeatec, programmati verso pathwei specifici: glicolisi, acido piruvico, acetil-coenzima A, fondamentale per il nutrimento, la rigenerazione e la sintesi di molecole ad alta energia, sottoforma di nucleotidi (NADPH-ATP) garantisce tutti quei processi biochimici alle cellule per svolgere le proprie attività.
Gli alimenti per un atleta devono corrispondere ad una bassa energia di attivazione, tutto ciò consente agli enzimi di velocizzare le reazioni biochimiche proporzionalmente alle variabili condizioni delle cellule. Il corpo umano adulto è composto da circa 50-60 triliardi (1000 x 1018 = 1021) di cellule con oltre 200 tipologie differenti. La variabilità cellulare è determinata non solo dalle forme e dimensioni, ma anche da cicli di vita specifici, funzioni specializzate e dall’espressione genica. Il periostio (la guaina di connettivo fibroso che riveste le ossa) richiede un continuo apporto di energia. Essendo una struttura riccamente vascolarizzata e innervata, il suo mantenimento, la sua ossigenazione e le sue capacità rigenerative (fondamentali per l’accrescimento e la riparazione ossea) dipendono direttamente dal nutrimento sistemico.
Nello strato interno osteogenico (a ridosso dell’osso) sono attivi enzimi cruciali per la crescita, la formazione e il rimodellamento osseo.
Sebbene studi clinici risalenti a secoli fa documentino la notevole capacità rigenerativa del periostio, solo nell’ultimo decennio gli scienziati hanno intrapreso indagini meccanicistiche sul suo potenziale rigenerativo.
Fosfatasi Alcalina (ALP)
Prodotta dagli osteoblasti, è fondamentale per il processo di mineralizzazione della matrice ossea. I suoi livelli vengono spesso dosati per monitorare lo stato di salute dello scheletro tramite esami di laboratorio.
La fosfatasi è un enzima ubiquitario i cui isoenzimi derivano da quattro loci genetici che codificano tre forme tessuto-specifiche (intestinale, placentare, germinale) e una forma non tessuto-specifica; quest’ultima rappresenta il 95% dell’attività fosfatasi alcalina totale circolante ed è costituita da due forme quantitativamente equivalenti, quella epatica e quella ossea, differenti non per la struttura primaria ma per il diverso grado di glicosilazione.
Questa caratteristica viene sfruttata dal metodo immunologico che riconosce e misura in modo selettivo le isoforme ossee dell’enzima.
La fosfatasi alcalina ossea, prodotta dagli osteoblasti, ha un ruolo chiave nel processo di mineralizzazione ossea: la sua attività pirofosfatasica cliva il pirofosfato, un potente inibitore della mineralizzazione, favorendo la deposizione del materiale minerale sulla matrice organica dell’osso in formazione. Mutazioni nel gene della fosfatasi alcalina non tessuto-specifica si accompagnano a ridotta attività dell’enzima circolante e osteomalacia.
La determinazione della forma ossea è utile nel monitoraggio della neoformazione ossea in pazienti affetti da osteoporosi e trattati con terapia antiosteoporotica.
Collagenasi e altre Proteasi: Gli osteoblasti e le cellule progenitrici secernano enzimi come la collagenasi (attivata dal tPA) per degradare e rimodellare la matrice.
tPA (Attivatore tissutale del plasminogeno), svolge un ruolo chiave tagliando il plasminogeno per formare la plasmina.
Cellule del tessuto osseo
Le cellule proprie del tessuto osseo sono morfologicamente distinguibili in 4 varietà:
- le cellule osteoprogenitrici (dette anche preosteoblasti),
- gli osteoblasti,
- gli osteociti
- gli osteoclasti
Di queste cellule osteoprogenitrici, osteoblasti e osteociti sono in realtà fasi funzionali consecutive dello stesso tipo cellulare, a sua volta derivato dalla differenziazione in senso osteogenico della cellula mesenchimale pluripotente dei tessuti connettivi; sono pertanto considerabili come cellule autoctone dell’osso.
Gli osteoclasti, per contro, derivano da precursori immigrati nel tessuto osseo del sangue, i cosiddetti preosteoclasti, i quali a loro volta si differenziano da cellule staminali del midollo osseo ematopoietico.
1 – Le cellule osteoprogenitrici si collocano sulle superfici libere delle ossa, le si riconoscono a livello dello strato più interno del periostio apposto all’osso, il cosiddetto strato osteogenico di Ollier, riccamente vascolarizzato. Tali cellule sono altresì localizzate a livello del tessuto connettivo lasso che riveste le cavità interne dell’osso, il cosiddetto endostio, in vicinanza dei capillari sanguigni. Le cellule osteoprogenitrici sono dotate di capacità proliferativa che si manifesta in modo particolare durante l’accrescimento corporeo ma che può esplicarsi anche durante la vita adulta. Esse sono in grado di produrre e secernere le bone morphogenetic proteins (BMP),
Le BMP è una famiglia di proteine coinvolta nell’embriogenesi e specializzata nella formazione e nella crescita ossea e cartilaginea.
Le proteine morfogenetiche dell’osso (conosciute con l’acronimo inglese BMP, Bone Morphogenetic Protein) sono una famiglia di fattori di crescita essenziali per indurre la formazione di nuovo tessuto osseo e cartilagineo.
Queste proteine possiedono una spiccata capacità osteoinduttiva verso le cellule staminali che si trasformano direttamente in cellule formatrici di osso (osteoblasti) o cartilagine (condrociti).
Campi di applicazione
Grazie al loro potente effetto rigenerativo, le versioni ricombinante vengono utilizzate in campo medico e chirurgico in casi selezionati, come:
Chirurgia spinale per favorire la fusione delle vertebre in specifici interventi
Ortopedia: per il trattamento di gravi fratture che non guariscono autonomamente.
Piaghe da trauma
Da uno studio Universitario Pubblicato su Pub Med
Le ulcere da pressione o da trauma sono una condizione debilitante e spesso dolorosa. Si tratta di lesioni localizzate sulla pelle e/o sui tessuti sottostanti che necessitano di cure intensive
Link della ricerca sulle Ulcere da Pressione – PubMed
Ulteriori ruoli biologici
Oltre a plasmare lo scheletro, le BMP regolano processi biologici fondamentali durante l’embriogenesi (sviluppo del cuore, della mielina e degli arti) e, nel corpo adulto, partecipano anche all’omeostasi cellulare.
In commerciale si trovano diverse gamme di integratori alimentari ma nel caso specifico Citozeatec ottiene i suoi componenti mediante conversione enzimatica a proprietà specifica per l’omeostasi tissutale.
Nel 1929, Walter Cannon sintetizzò il pensiero di Claude Bernard e coniò il termine OMEOSTASI = la tendenza dell’organismo a mantenere lo stato stazionario.
