L’applicazione degli enzimi in ambito nutraceutico biodinamico ha una storia di ricerca applicata agli ambiti più disparati.

Negli anni ’70, a seguito dell’epidemia di colera nel napoletano, il Prof. Ferorelli viene chiamato ad attuare un pioneristico progetto di disinquinamento ambientale per trasformare i liquami in biogas (metano), progetto realizzato grazie alla sua intuizione sull’uso di enzimi termoresistenti.

Su queste intuizioni e know-how pregressi, si basano gli odierni risultati di Citozeatec, declinati al servizio del benessere dell’organismo umano e di tutti gli esseri viventi.

Anni ‘70: l’opinione pubblica nazionale era ancora scossa dall’epidemia di colera a Napoli del 1973, dal timore di un suo ritorno e dal crollo dell’infondata convinzione che la salinità delle acque di quel golfo, forse il più bello del mondo, fosse una garanzia di salute per chi ne consumasse le creature, pesci, crostacei o molluschi che fossero (cozze in particolare, come fu appurato).

Come sempre accade, da un grande problema nasceva una opportunità, sintetizzabile in una nuova sensibilità ambientale che, dalla pura esternazione emozionale e teorica, si traducesse in qualcosa di concreto. Proprio in quel momento storico, Pasquale Ferorelli, oggi Responsabile R&D di Citozeatec, era allora un giovane esperto di tecnologie enzimologiche, con idee molto chiare in proposito, fu ingaggiato da un’azienda finananziata dalla Cassa per il Mezzogiorno, per la messa a punto di un progetto di disinquinamento ambientale che trasformasse i liquami in biogas (metano).

Nell’articolo qui scaricabile, si trova una sintetica descrizione del progetto, e qui sotto, la foto un po’ sbiadita, scattata dopo un collaudo durato due anni, che fece scalpore anche per i suoi sviluppi internazionali e che rafforzò in Ferorelli la convinzione che, utilizzando enzimi, si possano risolvere molti problemi, anche in termini di salute umana ed animale (il pensiero di una «Terapia Complementare Enzimatica», oggi accolto da prestigiose Università nazionali ed internazionali, nasceva proprio da questo presupposto).

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