Herpes labiale

Quelle antipatiche eruzioni sulle labbra

L’herpes è un complesso di malattie virali causate da herpesvirus, tra cui ricordiamo herpes simplex, herpes zoster e citomegalovirus. Nel linguaggio comune queste infezioni prendono nomi differenti: “febbre”, nel caso delle localizzazioni labiali di herpes simplex, “fuoco di Sant’Antonio” nel caso delle infezioni da herpes zoster. L’elemento accomunante è la comparsa di piccole vescice sulla cute: se a livello delle labbra si ha l’herpes labialis, dei genitali l’herpes genitalis, se su super ci estese, come schiena e braccia, herpes zoster. I citomegalovirus sono invece ceppi virali correlato con neoplasie ed epatiti.

HERPES LABIALIS

E’ sostenuto da Herpes Simplex Virus (HSV, distinto in due tipi: HSV1 e HSV2), grandi herpesvirus con diametro intorno a 150 nm, provvisti di pericapside e capside costituito da 160 capsomeri, separato dal pericapside da uno tegumento contenente enzimi virali fondamentali per l’inizio della replicazione. Il capside contiene DNA lineare in grado di codificare un’ottantina di proteine prevalentemente enzimatiche (timidina chinasi, ribonucleotide reduttasi, desossiribonucleasi, proteasi, DNA-polimerasi), oltre a proteine strutturali ed altre che intervengono sul sistema immunitario. Il 68% della popolazione risulta positiva all’HSV1 dopo i 12 anni e la prevalenza aumenta con l’età. Povertà, scarsa igiene e promiscuità determinano precoce esposizione al virus: è stato evidenziato che il 70-80% di individui di basso livello economico-sociale evidenzia positività all’HSV entro la seconda decade di vita, contro il 20-40% degli individui di strati sociali alti. L’HSV1 possiede tropismo per i tessuti oro-facciali e comporta quindi manifestazioni cliniche a carico della mucosa orale e faringea e, più raramente, degli occhi, della cute del viso e del tronco sopradiaframmatico. L’HSV 1 viene trasmesso principalmente attraverso la saliva e il contatto con lesioni labiali. In notevole aumento sono le infezioni delle mucose genitali da HSV 1 da rapporti oro-genitali.

Segni e sintomi

“La localizzazione labiale è la più frequente anche se a volte può comparire o estendersi su guance, palato e ali del naso. I segni della malattia si identificano nella comparsa di fastidiose e dolorose vescicole, preceduto sintomatologicamente da una sensazione di disturbo locale (tensione, calore) ben nota a chi ne soffre con una certa frequenza e che rappresnta il momento migliore per un possibile intervento data la bassa carica virale: se non si interviene inizia lo sviluppo delle vescicole, spesso dolorose e piene di un liquido carico di di virus, che tendono a conglobarsi, asciugarsi e formare una crosta che dura circa sette giorni, periodo durante il quale è possibile contagiare altre persone per contatto diretto (bacio, rapporto sessuale) con massimo rischio intorno al quarto giorno, quando le vescichette si aprono.

Cause

L’infezione da herpes labiale segue in genere a forti stress fisici (compresa una eccessiva esposizione al sole) o psicologici o legati a prolungata assunzione di taluni farmaci (soprattutto cortisone e derivati) che espongono peraltro a molte patologie in cui sia coinvolto un calo transitorio delle difese immunitarie, compreso il semplice raffreddore: dopo la prima esposizione, infatti, i virus non vengono debellati ma restano silenti per tutta la vita nelle terminazioni nervose, pronti a riattivarsi quando l’immunità del soggetto mostra dei cali. Anche alterazioni ormonali legate ad esempio al ciclo mestruale o alla gravidanza possono innescare la crescita di herpes virus. La diffusione del virus dalla zona labiale ad altri aree (occhi e genitali) è possibile anche se non frequente. Data la contagiosità dei primi giorni è buona norma igienica evitare contatti fisici diretti e indiretti (posate, bicchieri se non lavati ade- guatamente).

RIATTIVAZIONE DI VIRUS LATENTI
Prevenzione

L’infezione da herpes virus è da considerarsi cronica in quanto cali immunitari la possono innescare in qualsiasi momento. Tutta una serie di comportamenti utili possono essere messi in atto per sostenere il sistema immunitario:
• evitare situazioni di stress psicologico eccessivo ,
• ridurre le probabilità di contagio per influenza e altre patologie aerotrasmesse, mantenere uno stato nutrizionale adeguato,
• Adeguare l’apporto di vitamine (C e D, soprattutto) e sali minerali (magnesio, ferro, zinco e selenio), importanti per l’immunità,
• Assimere antiossidanti (oltre alla vitamina C anche vitamine A, E, Coenzima Q e polifenoli) che migliorano lo stato ossidativo generale evitando di creare un ambiente ottimale per i virus.
• Aumentare l’apporto di acidi grassi della serie Omega 3. che stimolano la produzione di anticorpi e svolgono attività antinfiammatoria,
• Assumere probiotici e prebiotici, che migliorano la ora intestinale,
• Aumentare l’apporto alimentare di lisina, amminoacido che sembra ridurre la gravità degli episodi labiali, anche se il meccanismo d’azione non è noto (viceversa l’arginina sembra aumentarla),
• Praticare attività sica moderata,
• utilizzare protezione solare e prevenire screpolature delle labbra causate da freddo, vento, agenti chimici,
• evitare o ridurre l’assunzione di alimenti allergizzanti, in funzione delle sensibilità individuali: crostacei, frutta secca, albume d’uovo, latte e, per i celiaci, glutine.

Cure naturali

Echinacea e altri vegetali ad azione immunostimolante, propoli, pappa reale e, soprattutto, colostro, sono utilizzati per la prevenzione, mentre è interessante riportare l’utilizzo del proprio cerume, applicato topicamente ai primi sintomi, patrimonio della Etnomedicina slava: l’orecchio è in contiguità anatomica con il cervello e appare logico che la natura abbia predisposto una sorta di barriera antivirale (sappiamo che il cerume è ricco di lisozima ma probabilmente anche altri fattori sconosciuti sono coinvolti). Zinco e creme a base di eparina diminuiscono la durata dell’eruzione cutanea.

Terapia farmacologica

Antivirali come Aciclovir e derivati (Fanciclovir, Penciclovir) vengono applicati localmente con efficacia solo se l’intervento è precoce: si tratta di inibitori della sintesi di DNA virale. L’uso di antivirali sistemici è limitato ai soggetti immunocompromessi. Trifluridina e Iodoxuridina sono sostanze analoghe delle basi azotate utilizzate dal virus per la sintesi del proprio DNA, utilizzate per il trattamento topico delle patologie erpetiche. Per tutti vale un certo rischio mutageno, legato alla aspecificità e la proibizione conseguente di impiego in gravidanza. L’antinfiammatorio benzidamina si utilizza per risciacqui in caso di manifestazioni all’interno della bocca.

Biodinamici

L’utilizzo sistematico di integratori biodinamici per altre patologie riduce sensibilmente la probabilità di riacutizzazione erpetica, presumibilmente per una generale attività antiossidante e proimmunitaria. L’impiego topico di Citozym ai primi sintomi è in grado di ridurre sensibilmente fastidiosità e durata degli episodi acuti, accelerando inoltre i tempi di cicatrizzazione dopo la fase di eruzione bollosa. E’ mia osservazione personale la possibilità di risoluzione accelerata, dopo impiego topico di Citozym, applicato con leggero massaggio alla comparsa dell’eruzione: le vescicole, prima omogeneamente diffuse, confluiscono in una linea retta rossastra che tende nel giro di poche ore a scomparire, evitando la fase di formazione della crosta. Qualora confermato da indagini più allargate l’impiego topico di Citozym si proporrebbe molto facilmente quale strategia di primo livello nel trattamento di una patologia molto diffusa: il meccanismo è facilmente riconducibile agli effetti di normalizzazione enzimatica, competitivi con quelli virali neoformati (la replicazione virale comporta la sintesi sequenziale di tre classi di geni virali (“Immediate early”, “Early” e “Late”: precocissimi, precoci, tardivi), trascritte in sequenza ordinata dall’enzima RNA polimerasi II).

La replica del genoma del virus avviene ad opera di una DNA polimerasi ed enzimi virali specifici svolgono invece azione di recupero dei nucleotidi per fornire i substrati deossiribonucleotidici alla polimerasi anche in cellule che non si trovano in fase replicativa, dove quindi mancano i substrati necessari alla sintesi del DNA virale. Si comprende quindi come anche nel caso del trattamento di manifestazioni erpetiche l’approccio enzimologico biodinamico rappresenti una autentica svolta nelle strategie mediche: specifici protocolli sono disponibili sia per la prevenzione, nei soggetti in cui la frequenza di riacutizzazione è elevata, sia per il trattamento delle manifestazioni acute.

Torna su