Risultati Organo-coltura

I rivoluzionari risultati di ricerche in organo-coltura su fegati umani prelevati da pazienti deceduti per epatocarcinoma avanzato

Ci sono date che restano impresse nella Storia della Medicina: nel 1847, ad esempio, Semmelweis scoprì che la detersione delle mani del personale sanitario riduce sensibilmente la frequenza di “febbre puerperale”, infezione frequente e fatale in donne partorienti, destando inizialmente dissenso e ilarità nei “benpensanti” della medicina ufficiale ma ponendo le basi di quella che sarebbe diventata una nuova disciplina: l’Igiene.

Nel 1928 Fleming scoprì che un fungo microscopico inibiva la crescita di colonie batteriche: nasceva la penicillina e si cominciava a curare le infezioni “con una muffa”, scatenando anche in questo caso reazioni di incredulità, frutto di un modo di pensare inevitabilmente destinato, con l’affermarsi della Antibioticoterapia, ad essere sommerso dagli eventi e presto dimenticato.
La storia si ripete oggi, 2016, quando un gruppo di Ricercatori italiani scopre che fegati espiantati post mortem da pazienti affetti da epatocarcinoma in stadio avanzato, messi in coltura con derivati che a prima vista sembrerebbero “acqua zuccherata”, vanno incontro a regressioni della massa tumorale e a normalizzazioni enzimatiche, tappando certamente molte bocche assai critiche prima della pubblicazione su rivista scienti ca internazionale, anche di fronte a dati clinici tali, quanto meno, da indurre a ri essioni. Una domanda ora è inevitabile: cosa sarebbe successo se questa “acqua zuccherata” (che in realtà è frutto di decenni di ricerca biodinamica) fosse stata utilizzata come terapia, almeno di supporto, quando i pazienti, a cui i fegati sono stati espiantati, erano ancora in vita? Domanda che si abbatte come una scure proiettandosi sul trattamento di una folla crescente di malati neoplastici, quelli che stanno in questo momento attraversando il tunnel di una patologia ancora offuscata da formidabili interessi e da atteggiamenti di adesione spesso acritica a protocolli che alla ne trasformano i pazienti in numeri. Ne parla con dovizia di particolari Roberto Rovelli, nella seconda parte di un articolo sulla Biodinamica che, nella programmazione editoriale, doveva essere dedicata alla descrizione di importanti vittorie in Agricoltura (rimandate al numero di luglio di Pianeta Salute), alla notizia della avvenuta pubblicazione internazionale del lavoro su fegati che si scrollano di dosso le cellule tumorali (mi scuso per l’immagine semplicistica), rendendo la diffusione di questa informazione prioritaria su tutto, per motivi etici, se è vero, come è vero, che, in Italia patologie tumorali riguardano 3 milioni di persone, quasi il 5% della popolazione, e che ogni anno si diagnosticano 363.000 nuovi, casi: poco meno di mille al giorno, 125 all’ora nelle otto ore lavorative, 2 al minuto…

Queste persone e le loro famiglie hanno il diritto di sapere.

Pianeta Salute esiste per questo.

 

Il Direttore scientifico

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